autenticità

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L’autenticità è l’espressione del proprio io, e può permettersi dei vizi.

I vizi dovrebbero restare una velenosa, circoscritta distrazione dalle ragioni del proprio io, con lo scopo di apprendere esplorando, sperimentando o semplicemente di alleggerire il peso di una costante analisi, abbracciando i piaceri dell’illusione che ogni vizio porta con sè.

Il contrario – ossia immaginare una situazione viziata che si concede autenticità – non può accadere, poiché il vizio si nutre di autenticità, e delle ragioni dell’io che la deteeminano, annullandone la presenza e il potenziale ricordo sostanziale (ciò che può sopravvivere all’oblio).

Fra i vizi dalla più pronunciata letalità, vi sono le credenze. 

Ciascun credo è la base della segregazione, dapprima mentale e talvolta, in uno stadio avanzato, fisica.

Dunque ogni credo lede l’autenticità.

Può coesistere in minime dosi, ma qialora dal futile o faceto ricorso si passasse all’abuso di credenze, verso una forma totalizzante pee la mente, l’autenticità della stessa scompare, prevaricata dalla schiavitù nei confronti di vizi che genera e giustificazione varie forme di segregazione.