Politica, ecologia, riflessioni, opinioni.

Mario Draghi - Italia

Scusa se ti chiamo dittatore

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Dopo aver spinto sostanzialmente i profitti dei principali banchieri europei, ai tempi della BCE, pare che abbia ripetuto il miracolo con quelli del settore farmaceutico, forzando insulse misure di ‘prevenzione’ e controllo sociale ben al di là di quanto fatto da altri Paesi anche solo nell’Unione Europea – senza scomodare il mappamondo.

Le conseguenze sono state fallimentari sul piano economico e non hanno dimostrato alcun beneficio su quello della prevenzione sanitaria, confrontando i numeri con quelli di Paesi meno severi. Ma il costo degli errori lo pagheranno altri.

In questi giorni si scopre che in Italia i carburanti costano circa il doppio che in Svizzera, dove gli stipendi sono circa il triplo che in Italia. Per giunta, questo accade in un Paese in cui i cittadini sono massicciamente schiavi dell’auto – e delle disgrazie che questo comporta – perché così vollero i padroni di FIAT & consociate e i petrolieri, loro compagni di merende, favorendo un costante ridimensionamento della rete di trasporto pubblico su rotaia in virtù di strade e autostrade, altra fonte di lauti guadagni, almeno in Italia – perché in altri Paesi europei il loro utilizzo costa meno o è del tutto gratuito.

In questo Eldorado di profitti, in questi giorni si fregano le mani anche i mai sazi signori della premiata industria bellica nostrana, sebbene in anni recenti abbiano già forgiato il metallo che ha squarciato il cuore di innocenti, inclusi tanti bambini in vari angoli del mondo. Lo Yemen, per citarne uno, che ha la sola sfortuna di non chiamarsi Ucraina e di non essere bombardato da Putin ma da un criminale che oltre a possedere un regno di sabbia, petrolio e bigottismo che porta il suo cognome, paga generosi compensi a un ex quaqquaraqquà del consiglio dei ministri della repubblica italiana, probabilmente in qualità di insegnante di inglese.

Davvero facile la vita, quando ci si ritrova al potere senza mai essere passati da un’elezione in vita propria. A pensarci bene Mussolini, Hitler, Saddam & soci avevano almeno avuto il garbo di candidarsi, almeno una volta, risultando eletti in seguito a un procedimento presumibilmente democratico, a prescindere dalle circostanze specifiche.

Invece, in Italia, non solo si può evitare di passare dalla porta, ma non ci si prende neppure la briga di passare dalla finestra. Praticamente la stanza dei bottoni gli è stata costruita intorno, su misura, ottenendo in cambio la garanzia di tenere in piedi la baracca affinché quel plotone di disperati che la occupa, per disgrazia della nazione, possa giungere comodamente a fine legislatura senza perdere un solo centesimo del lauto compenso riconosciuto mensilmente.

E’ così facile restare stabilmente ancorati al potere, quasi con fastidio, evitando di rispondere a qualunque domanda sgradita, perché non si deve giustificare niente a nessuno, anzi è come se si stesse facendo un favore al Paese e ai suoi cittadini che oltre al suo stipendio, pagano soprattutto il costo di imposizioni insulse e inique.

Il paradosso è che questa situazione la si chiama democrazia e ogni alternativa viene considerata pericolosa ed eversiva. In tale contesto ‘democratico’, chi è delegato a garantire l’accumulo di capitale può beneficiare di generosi fondi pubblici per diramare comunicati di propaganda, censurare media scomodi, controllare i cittadini, suggerire palinsesti, forzare filtri e adeguamenti di algoritmi sulle piattaforme di comunicazione, pena multe salatissime, e fingere che qualcosa cambi in superficie, affinché nulla cambi nella sostanza.

Praticamente, il voto è solo la facciata che nasconde un regime dirigista determinato da interessi esogeni alla competizione democratica. È una situazione ben peggiore di una monarchia, poiché non si conosce, e a malapena si presume, il volto di chi davvero comanda. I partiti, è ormai evidente a chiunque, sono solo un packaging elettorale temporaneo scaduto nel personal branding, dentro non c’è alcunché di rilevante se non l’opportunista di turno. I candidati e, fra loro, gli eletti, sono solo comparse di secondo piano, irrilevanti politicamente, che hanno solo lo scopo di distrarre l’elettorato con litigi futili, in un costante reality show che cambia emergenza a seconda dell’agenda di alto livello, internazionale (isis, covid, ucraina, etc.) o nazionale.

Il problema viene presentato con un framing costantemente fondato sulla paura, con lo scopo di terrorizzare la popolazione (terrorismo), associare il potere alla soluzione, gli invisi ai nemici, e neutralizzare ogni forma di dissenso, infiltrando guastatori per denigrarne gli scopi e polverizzandolo, per disperderne le forze (dividi et impera). Viene legittimamente da chiedersi se certe forme di dissenso non vengano preventivamente organizzate, per dare una parvenza di dibattito democratico, tenendole al contempo sotto controllo centralmente e distraendo la popolazione da altre opzioni.

La paura, anzi un costante ed evitabile stato di angoscia, mantenuto e rinnovato artificialmente tramite un quotidiano bombardamento mediatico ricamato ad arte, è lo stesso che avvicina i fedeli a una religione, per tenerli lontani dall’inferno. Ma l’inferno è solo la realtà modellata a favore di chi continua a parlarne.

Gunther Anders filosofo Obsolescenza umano

“L’obsolescenza dell’umano” di Günther Anders, presagio della contemporaneità

Nel 1956 il filosofo tedesco Günther Anders scrisse questa riflessione che credo descriva molto bene la contemporaneità:

“Nel 1956, il filosofo tedesco Gūnther Anders scrisse questa riflessione che descrive molto bene la contemporaneità.

Per soffocare in anticipo qualsiasi rivolta non bisogna agire in modo violento. Basta creare un condizionamento collettivo così potente che l’idea stessa di rivolta non verrà nemmeno più in mente agli uomini. L’ideale sarebbe formattare gli individui fin dalla nascita limitando la loro abilità biologica innata. Poi si continuerebbe a condizionare riducendo drasticamente il livello e la qualità dell’istruzione, per riportarla una forma di inserimento professionale.

Un individuo ignorante ha solo un orizzonte di pensiero limitato e più il suo pensiero è limitato a preoccupazioni materiali, mediocri, meno può rivoltarsi.

Bisogna fare in modo che l’accesso alla conoscenza diventi sempre più difficile ed elitario, che il divario tra il popolo e la scienza, che le informazioni destinate al grande pubblico siano anestetizzate da qualsiasi contenuto sovversivo. Soprattutto niente filosofia. Anche in questo caso bisogna usare la persuasione e non la violenza diretta: si trasmetterà massicciamente attraverso la televisione, intrattenimento abbruttito, che lusinghi sempre l’emotivo, l’istintivo. L’essere umano sarà occupato da ciò che è futile e divertente, da chiacchiere e musica incessante, impedendo alla mente di interrogarsi, pensare, riflettere.

Si porrà la sessualità al primo posto negli interessi umani. Come anestetico sociale non c’è niente di meglio. In generale, si farà in modo di bandire la serietà dell’esistenza, di trasformare in derisione tutto ciò che ha un valore elevato, di mantenere una costante apologia della leggerezza; in modo che l’euforia determinata
dalla pubblicità e del consumo diventino standard della felicità umana e modello della libertà.

Il condizionamento produrrà così da sé tale integrazione, che l’unica paura (che bisognerà mantenere) sarà quella di essere esclusi dal sistema e quindi di non poter più accedere alle condizioni materiali necessarie alla felicità.

L’uomo di massa, così prodotto, deve essere trattato per quello che è: un prodotto, un vitello, e deve essere sorvegliato come un gregge. Tutto ciò che permette di addormentare la sua lucidità, la sua mente critica, è socialmente accettabile, mentre ciò che rischierebbe di risvegliarla deve essere combattuto, ridicolizzato, soffocato.

Qualsiasi dottrina che metta in discussione il sistema deve prima essere designata come sovversiva e terrorista e coloro che la sostengono dovranno poi essere trattati come tali.”

Günther Anders, “L’obsolescenza dell’umano”, 1956.

L’autore categorizzò le proprie idee coniando il termine tedesco “Diskrepanzphilosophie” (filosofia della discrepanza), per descrivere la sua attenzione sulla crescente divergenza tra ciò che è diventato tecnicamente possibile (ad esempio, la distruzione nucleare dell’intero pianeta), e ciò che la mente umana è in grado di immaginare.

UN World Food Day

World Food Day 2021: lo stato del sistema alimentare nel mondo

Sabato 16 ottobre 2021 si celebra la giornata mondiale dell’alimentazione. Ecco alcuni aggiornamenti sulle principali problematiche inerenti i sistemi alimentari a livello globale

L’UN Food Systems Summit, tenutosi durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 23 settembre, ha fissato per la trasformazione dei sistemi alimentari globali per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030. L’impatto della produzione alimentare globale sulle emissioni globali è stato in costante aumento e si prevede che i nostri sistemi alimentari saranno responsabili del 60% delle emissioni entro il 2050. Qui potete leggere 9 modi per cui gli attuali sistemi alimentari non funzionano per l’umanità e per il pianeta.

Se ti stai chiedendo quanto le tue abitudini alimentari stiano contribuendo alle emissioni globali, ecco due risorse che puoi usare per calcolare la tua impronta alimentare. La Commissione Europea JRC ha creato EDGAR-FOOD, un inventario delle emissioni globali di gas serra dai sistemi alimentari. Il nostro mondo in dati produce infografiche sull’emissione di CO2 di ogni singolo cibo che mangiamo.

In questo speciale la BBC va in profondità su come tagliare le emissioni di carbonio del nostro cibo, rispondendo anche all’enigma se mangiare cibo importato o mangiare carne sia più carbon intensive. Dal punto di vista dell’impronta di carbonio, è meglio consumare prodotti animali che sono locali e di stagione, o asparagi e fagiolini che arrivano in aereo da un altro continente?

Recentemente l’Economist ha ampiamente coperto come il cambiamento climatico sta alterando dove cresce parte del nostro cibo. Per esempio, la Russia sta ora coltivando soia in terre che prima erano improduttive ed è ora il più grande produttore di grano del mondo e globalmente dal 1949, la coltivazione di colture come il vino e il riso si sta spostando verso nord.

Un rapporto pubblicato dal think-thank francese IDDRI mostra come l’agricoltura agro-ecologica – che sono pratiche rispettose dell’ambiente, come ad esempio l’agricoltura biologica – può ridurre le emissioni di gas serra in agricoltura fino al 47%, contribuendo a mantenere il riscaldamento globale sotto i 2°C.

C’è un ampio consenso sul fatto che l’agricoltura animale è ad alta intensità di carbonio, essendo responsabile di circa il 14% delle emissioni globali di gas serra – le proteine animali coltivate in laboratorio possono quindi risolvere i nostri problemi? Ci sono molte scuole di pensiero su questo e nel frattempo negli Stati Uniti una start-up è destinata a fornire salmone di qualità sushi a base di cellule entro la fine di quest’anno.

Ma il nostro cibo non contribuisce solo al problema delle emissioni di carbonio. A livello globale più della metà del cibo che mangiamo è coltivato e raccolto da donne, perpetrando problemi di uguaglianza di genere come un tasso di istruzione inferiore nelle ragazze e la mancanza di condizioni di lavoro decenti: Il 15 ottobre è la giornata internazionale delle donne rurali.

Recentemente alcuni scienziati hanno iniziato a sviluppare alimenti che contribuiscono a invertire il cambiamento climatico: il mangime per il bestiame a base di alghe marine che riducono il metano è destinato a migliorare le prospettive delle emissioni dell’industria della carne.

Tuttavia, una delle innovazioni agricole più promettenti senza porre problemi di etica animale è l’allevamento verticale. La Food and Agricolture Organization (FAO) fa presente che circa il 14% del cibo mondiale si perde durante il trasporto, e la questione è destinata a peggiorare con lo spostamento della popolazione dalle zone rurali a quelle urbane. L’agricoltura verticale usa meno terra e riduce le emissioni causate dall’aratura dei campi, dal diserbo, dalla raccolta e dal trasporto del prodotto finale, poiché non c’è bisogno di arare, diserbare, raccogliere i campi, né di trasportare la merce.


Prima di acquistare un prodotto è sempre bene consultare recensioni affidabili, come ad esempio quelle di recensionitip.it

 

m5s 2020

Lo yacht di salvataggio

m5s 2020

Era un po’ che non scrivevo di politica, e lo faccio solo per dire che non la vedo… La direzione, e neppure la Direzione 🙈

Dall’avvio della legislatura ad oggi la corazzata è stata capace di perdere ufficialmente ben 21 parlametari (e ufficiosamente molti di più). Su un’armata di 336 possono sembrare pochi – circa il 6% – ma per alcuni partiti quel numero sarebbe un obiettivo inarrivabile. E’ un peccato – o forse, a guardare la situazione odierna, sotto alcuni punti di vista è un bene – che quel numero così elevato, impressionante, inatteso, non si sfiorerà più, neppure lontanamente.

La nave affonda, ma non è un Titanic e non c’è nessun iceberg, ma una zavorra costituita da un mix di arroganza, incompetenza e reciproco astio (che ha sempre serpeggiato fra le mura pentastellate, a ogni livello). Tuttavia nella tragedia elettoralesca, si prepara a salpare un dignitoso yacht di salvataggio, che continuerà a galleggiare a lungo e in largo, senza meta, in balia delle onde e soprattutto del vento, ospitando un nutrito gruppo di sodali acritici e malleabili che invecchieranno felici, fra un post e una gaffe – pur con qualche vittoria di Pirro, va dato giustamente atto. Col cazzo che fanno ammuina, loro.

La zavorra è stata lasciata colare a picco, la megaditta, un po’ ridimensionata, è salva e g(i)alleggia (poiché da tempo non grilleggia più) sui social.


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Remove news sources with paywall

Come nascondere fonti con paywall da Google News

Il paywall (letteralmente muro costituito dal pagamento) è uno strumento che limita l’accesso agli utenti che hanno pagato per iscriversi a un sito web.

Negli ultimi anni è cresciuto tra alcune fonti di notizie nonostante un massiccio uso di pubblicità e una raccolta di cookies che possono già coprire i costi.

An annoying news paywall

Un fastidioso paywall, in questo caso del Corriere della Sera, probabilmente il più noto dei quotidiani italiani.

 

Gli utenti della rete sono liberi di pagare per informazioni di buona qualità, ma dovrebbero anche essere in grado di scegliere fonti di informazione gratuite, che non per questo sono necessariamente meno attendibili o dettagliate di quelle a pagamento.

Inoltre, non è possibile pagare per tutte le fonti a pagamento e fare una scansione della qualità delle loro notizie – questione di tempo e costi. Va anche ribadito come numerose fonti di informazione, anche con paywall, non facciano giornalismo imparziale ma siano piuttosto di parte. I loro articoli sono prevalentemente propaganda politica e da marchette (i cosiddetti advertorials, ossia product placement e performance marketing mascherato da recensioni o comparazioni di prodotti). Perché pagare per leggere della pubblicità mascherata da giornalismo, oltre a quella ufficiale già presente?

Se desideri filtrare solo le fonti gratuite sul tuo Google News, l’aggregatore di notizie più popolare al mondo, esiste un modo semplice come mostrato negli screenshots in basso:

Remove news sources with paywall

Select “Other”

Remove news sources with paywall

Nascondi notizie da una fonte particolare

 

Allo stesso modo, nella personalizzazione offerta dalla piattaforma di notizie di Google, è opportuno anche escludere fonti di scarsa qualità che non creano informazione ma riproducono, riscrivendo malamente, quanto già esistente solo per generare volumi di traffico a loro vantaggio. In tal modo si può avere una selezione di fonti gratuite, attendibili e autorevoli che meritano di essere visualizzate.

Google News è un importante canale di traffico organico per molti siti di informazione, ma non tutti offrono notizie di qualità. Spesso, anzi, abusano dell’indicizzazione e della personalizzazione del servizio per ottenere traffico che si converta in introiti da fonti pubblicitarie e altre, come affiliazioni. Infatti le News sono in termini SEO un canale molto importante. Per questo è bene fare pulizia del proprio feed eliminando quello che non merita attenzione, facendoci perdere tempo di fronte a informazioni irrilevanti, false o ripetitive, e focalizzandoci invece su quello che arricchisce la nostra esperienza online.

Un’interessante possibile soluzione al problema: estensione di Chrome

Grazie all’estensione di Google Chrome Skip The Paywall, da installare direttamente sul browser, è possibile bypassare il limite di visualizzazioni imposto da numerosi media online.

EU GDPR e fotografia di strada

Salviamo la Fotografia di Strada dal GDPR dell’UE!

Il GDPR (General Data Protection Regulation), entrato in vigore il 25 maggio 2018, può rappresentare la fine della street photography. La tua immagine da sogno di quella ragazza nel campo di girasoli è una “raccolta e condivisione di dati personali ” agli occhi di un responsabile della protezione dei dati e degli euroburocrati. Molti elementi della tua foto sono dati personali: il suo viso, la posizione, l’ora e la data e tutto ciò che è legato alla sua identità.

La conseguenza legale: devi fornire una sorta di giustificazione per scattare quella foto e per metterla sul tuo hard disk o – peggio – per condividerlo su Instagram o altrove. Se sei un professionista, hai una liberatoria per il modello. Se sei solo un amico, la foto è fuori dal campo di applicazione del GDPR (si tratta di “attività personali o domestiche”). Ma un appassionato di fotografia siede a disagio a metà del guado.

La #fotografia di strada diventa soprattutto un incubo legale. Non puoi ottenere il consenso prima di scattare perché questo di solito distruggerebbe il momento. Secondo la nuova legge europea sulla protezione dei dati, non ti è permesso di richiederlo dopo. Se sei il fotografo di un evento, potresti obiettare che fotografare i visitatori in una conferenza è “necessario ai fini degli interessi legittimi” (articolo 6 lettera f del GDPR). Non hai bisogno di consenso quindi, ma ci sono sempre dei rischi.

Puoi scattare un elegante uomo d’affari per la strada? Non più. E certamente non puoi farlo quando un bambino è nella tua foto.

Certo, prima c’erano le leggi per la fotografia. La Germania ha una legge per la fotografia che risale al 1907 (!), Quando il Bundesrepublik era ancora un “Kaiserreich”: il Kunsturhebergesetz. Potresti essere condannato se hai diffuso immagini di persone senza il loro consenso. È una reazione ai primi paparazzi del mondo: due fotografi avevano scattato una foto al defunto Otto von Bismarck sul letto di morte.

Nel corso degli anni, i nostri tribunali hanno trovato un equilibrio accettabile tra i diritti alla privacy e la libertà di fotografia. Molto recentemente, la Corte costituzionale tedesca ha anche stabilito che la fotografia di strada è protetta dalla costituzione perché è “arte”!

Quel giusto equilibrio ora è a rischio con il GDPR. La natura di un regolamento dell’UE è brutale e implacabile (come molte delle castronerie che piovono dalle stanze del potere burocratico): queste leggi entrano in vigore in tutti i paesi e i tribunali devono ignorare tutte le leggi nazionali che contravvengono.

millenium bridge, london, uk

C’è qualche speranza però: alcuni avvocati sostengono che la buona vecchia legge del 1907 persiste nonostante il GDPR. Citano l’arte. 85, una disposizione che tratta “Elaborazione e libertà di espressione e informazione”. In sostanza, si chiede agli Stati membri “di conciliare il diritto alla protezione dei dati personali ai sensi del presente regolamento con il diritto alla libertà di espressione e di informazione”, anche per “espressione artistica”, leggi fotografia di strada.

La situazione attuale è tragica: la Germania dovrebbe accogliere la fotografia di strada. Anche se potrebbe non essere il luogo di nascita della fotografia di strada, almeno un tedesco ha sviluppato lo strumento per alcuni dei più famosi fotografi: le fotocamere Leica!

L’UE ha tradizionalmente avuto un ruolo nella protezione dei dati. Non c’è da stupirsi che sia stato un tedesco dei Verdi a spingere per il GDPR…

Non una sorpresa considerando che la Germania non consente nemmeno le utilissime riprese di Google Street View , a differenza di altri paesi. Manteniamo i privacy-freaks lontani dal processo decisionale. La loro ossessione per la privacy sta uccidendo l’arte e la libertà di espressione e di affari.

E’ urgente avviare una campagna di disobbedienza civile contro le mostruose regolamentazioni e la burocrazia dell’UE che stanno colpendo, in particolare, cittadini, professionisti e piccole e medie imprese, ora gravate da costi e procedure supplementari con rischi di multe milionarie. Nessuno ha mai sentito il bisogno di applicare tali regole alla foto di strada, quindi ora c’è una petizione per chiedere una sanatoria a queste regole da matti imposte a tutti i cittadini europei.


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Petizione per chiedere riforma del voto degli italiani estero

Petizione per chiedere la riforma del sistema elettorale per gli italiani all’estero

Il voto per gli italiani all’estero rappresenta una grande conquista democratica per un numero consistente di cittadini italiani, crescente a ritmi elevati di anno in anno (114.000 italiani trasferiti all’estero nel solo 2016).

Tuttavia, la modalità di svolgimento elettorale ha in più casi messo in discussione i princìpi costituzionali secondo cui il voto deve essere personale, uguale, libero e segreto.

Quali sono le problematiche rilevate nel voto degli italiani all’estero?

Il voto per posta ha messo in luce numerose falle del sistema che hanno causato frequenti brogli, testimoniati da numerose inchieste giornalistiche negli anni. Qui un elenco non esaustivo:

plichi elettorali giunti incompleti (schede doppie o mancanti, etc.)
elenchi elettorali non aggiornati (sono presenti anche soggetti defunti)
plichi consegnati in ritardo, oltre il termine utile per votare
plichi sottratti dai cosiddetti “cacciatori di plichi” che li rivendono a candidati senza scrupoli
schede false, riprodotte da tipografie in possesso dei files originali
difficoltà per i cittadini di interfacciarsi con i Consolati per richiedere un nuovo plico in caso di consegna non effettuata o contenuto alterato
plichi contenenti materiale di propaganda elettorale o altro
materiale elettorale redatto esclusivamente in lingua italiana, tanto nel plico quanto sui siti dei Consolati, nonostante una componente importante di italiani all’estero non parla correntemente l’italiano
gravi noncuranze e irregolarità osservate da numerosi testimoni nella fase di spoglio
Cosa si chiede pertanto con questa petizione?

Si chiede urgentemente di modificare il sistema di voto degli italiani all’estero, affinché consenta a tutti di esercitare il proprio diritto e sia effettivamente rappresentativo della volontà popolare.

Quali sono le proposte di miglioramento che possono essere messe in atto?

inversione del sistema di voto, come accade in altri Paesi o, per l’Italia, in occasione del voto per i Comites: i cittadini che vogliono votare fanno preventivamente richiesta ai Consolati (anche online) e riceveranno il plico al loro indirizzo di residenza estero. Darebbe modo di votare solo a chi è realmente interessato.
voto online, con carta di identità elettronica, come accade in numerosi Paesi. Risulta più rapido, meno costoso e più sicuro, oltre a consentire, grazie al sistema di riconoscimento digitale, l’accesso a numerosi servizi offerti dai Consolati ad oggi con notevoli ritardi e difficoltà.
voto presso le sedi consolari, per lo meno limitato ai cittadini che risiedono entro una certa distanza dalle stesse sedi: eviterebbe l’invio dei plichi postali, limitati a chi risiede lontano (in tal caso si può utilizzare una raccomandata). Ridurrebbe i costi e aumenterebbe la sicurezza.
accordi con enti locali stranieri, per consentire di votare in ambienti pubblici con possibilità di riconoscimento da parte di pubblici ufficiali locali.
ulteriori metodi individuati attraverso le buone pratiche di altri Paesi.
Cosa faremo con i dati di questa petizione?

Li sottoporremo ai portavoce eletti in Parlamento affinché possano dare maggiore forza a un’iniziativa politica volta a migliorare il sistema di voto all’estero.
Un numero elevato di sottoscrittori servirà a sensibilizzare l’opinione pubblica.
Eventualmente, i risultati serviranno a dare maggiore forza a una Petizione al Parlamento Europeo intrapresa da candidati ed elettori italiani.

FIRMA LA PETIZIONE


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Petizione su abolizione caselli autostradali

Petizione per abolizione caselli autostradali e introduzione del bollino elettronico

 

Lungo la rete autostradale italiana sono frequenti code ai caselli e incolonnamenti a causa del pagamento del pedaggio.

I caselli sono spesso inadeguati a servire i flussi di traffico in tempi ragionevoli, inoltre non sono attrezzati per riscuotere il pagamento in modalità differenti, laddove non consentono di pagare con carte bancarie ma solo in contanti.

Talvolta a fronte di un pagamento irrisorio (ad es. 1 euro) si creano fortissimi disagi al traffico che rischiano di causare ritardi in operazioni di soccorso, tamponamenti, danni all’economia per via di ritardi cronici da parte di lavoratori pendolari costretti all’uso del mezzo privato in assenza di una rete di trasporto pubblico adeguata, efficace ed efficiente.

La frammentazione della rete autostradale italiana andrebbe superata, quanto meno nella fase di raccolta del pedaggio i cui tratti sono gestiti da numerose aziende concessionarie (record europeo) di cui la maggior parte è a maggioranza privata (il 76% della rete nel 2017 ha generato lauti profitti prevalentemente per privati).

Inoltre, di anno in anno, i vari Governi hanno consentito ai concessionari di incrementare il pedaggio autostradale.

Quest’anno (2018) la Befana ha portato due regali alle concessionarie. Il solito “robusto” aumento dei pedaggi e la modifica del nuovo codice degli appalti. I concessionari dicono che “gli aumenti non dipendono da loro ma da direttive nazionali”, per il governo dipendono dal piano d’investimento delle concessionarie. Sta di fatto che ogni anno crescono i pedaggi nella giungla tariffaria delle 27 concessionarie italiane (record europeo per numero di gestori). Con il primo gennaio spiccano gli aumenti del 53% della Aosta-Morgex, della Milano Serravalle con +13,9%. La concessionaria, proprietaria della costruenda Pedemontana, deve sostenerne la situazione pre-fallimentare evidenziata dal tribunale di Milano. (…) Grazie al trasporto pubblico locale peggiore d’Europa, i forzati dell’automobile (oltre l’80% del totale dei pendolari) non hanno scampo: debbono usare e pagare le salate autostrade.
(tratto da articolo di Dario Ballotta su Il Fatto Quotidiano, 2 gennaio 2018).

Nonostante i 2/3 della rete italiana siano vecchi e già ammortizzati, i 27 concessionari possono contare su continui aumenti della produttività e sulla riduzione dei costi derivanti dall’automazione (come in questo caso), dalla riduzione degli addetti del settore, dalle esternalizzazioni di attività, da piani fantasma d’investimento che sono ai minimi storici. Nel 2018 si spenderanno 800 milioni di euro quando erano previsti (fonte Aiscat) 2,4miliardi. Tutti i parametri economici positivi, compresa l’incredibile crescita del traffico, anche grazie alla pessima condizione delle strade italiane, ha consentito ai monopoli autostradali di beneficiare di lauti extraprofitti. Eppure gestire un’autostrada in concessione pagata dallo Stato o dai ricavi dei pedaggi è attività semplice e, quel che più conta, senza rischi imprenditoriali.
Tutte le estensioni di rete sono state finanziate a debito e i debiti ripagati con i pedaggi. Inoltre attraverso le proroghe delle concessioni si perpetuano le rendite per le società concessionarie facendo sì che gli investimenti vengano pagati due volte dai cittadini. ”
(tratto da articolo di Dario Ballotta su Il Fatto Quotidiano, 8 aprile 2018).

Piccola nota ironica: il tratto Napoli-Pompei-Salerno. uno dei peggiori in assoluto in fatto di traffico e rallentamenti, caratterizzato da epiche code ai caselli a causa dei micropedaggi, è gestito in regime di proroga dalla Società Concessionaria Autostrade Meridionali il cui acronimo è SCAM che in inglese significa truffa.

 

SOLUZIONE

Per quanto esposto, si chiede che, al pari di quanto già in atto in altri Paesi europei (Austria, Svizzera, Slovenia, Ungheria, Romania, etc.) anche in Italia sia introdotto un BOLLINO elettronico olografico di validità annuale, da apporre sull’autoveicolo, valido per l’attraversamento di tutta la rete autostradale.

Ricevuta di pagamento – Il bollino, all’atto di vendita, sarà accompagnato da un documento che prova la transazione, da conservare nell’autoveicolo assieme agli altri documenti di viaggio. Tale ricevuta sarà necessaria per la richiesta di un duplicato che annullerà il precedente.

Dove acquistarlo – Il bollino sarà acquistabile online tramite il sito della società Autostrade per l’Italia o presso ricevitorie telematiche del lotto, tabaccai o altre attività commerciali simili, oltre che all’ingresso di alcune autostrade e presso alcune stazioni di servizio.

Validità – La validità del bollino sarà pari a un anno solare. Il bollino vale esclusivamente per un autoveicolo o motoveicolo, infatti ad ogni bollino (che ha un codice alfanumerico) corrisponde esclusivamente un mezzo identificato con la targa automobilistica. Questo perché se disponibile in formati più brevi potrebbe scoraggiare l’utilizzo di autostrade in favore di strade di rango inferiore, solitamente urbanizzate.

Costo – Il costo del bollino dovrà essere in linea con quello di altri Paesi europei e varierà al ribasso a seconda del mese di acquisto, avvicinandosi alla fine dell’anno (comunque non sarà inferiore al 50% del costo totale). Si propone di partire con una tariffazione annuale di 90 euro. Il costo varia a seconda del mezzo (es. motoveicolo, autoveicolo, autotreno, etc.)

Multe per assenza di bollino – In assenza di bollino, il proprietario dell’auto risultante dalla targa riceverà multe pari a un importo che va da 10 a 100 volte il costo intero del bollino annuale.

In caso di difetto o perdita del bollino – In caso di difetto del bollino sarà possibile chiedere un nuovo bollino pagando un corrispettivo di emissione pari al 10% dell’intero costo annuale. Provando il pagamento (targa e numero del bollino) sarà possibile cancellare l’eventuale multa ricevuta. L’emissione di un nuovo bollino annullerà il precedente.

Redistribuzione corrispettivi – La redistribuzione dei corrispettivi agli enti gestori sarà fatta principalmente in base ai volumi di traffico e ad altri fattori che saranno individuati di concerto con il Ministero dei Trasporti. Tuttavia sarebbe auspicabile che si giunga a un concessionario unico per l’intera rete.

 

RISULTATI

Con questa soluzione, si potranno eliminare del tutto i caselli autostradali e le conseguenti code che causano i gravissimi disagi menzionati in premessa. Anche il sistema Telepass sarà abolito non essendo più necessario con la presenza del bollino elettronico. Questa soluzione, inoltre, comporterà notevoli risparmi per via della riduzione del personale ai caselli e del sistema di riscossione che sarà interamente informatizzato.

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Petizione contro oscuramento RAI all'estero

Petizione contro oscuramento dei programmi RAI TV all’estero

Numerosi programmi trasmessi dai canali della RAI in Italia vengono regolarmente oscurati all’estero per coloro i quali vogliano vederli attraverso internet.

Nonostante il pagamento di un canone annuale e una generosa raccolta pubblicitaria, la TV pubblica italiana nega a milioni di italiani all’estero la possibilità di vedere la programmazione tramite internet.

Questo fatto oltre che essere un freno alla possibilità per i nostri connazionali all’estero di sentirsi vicini al proprio Paese, rappresenta anche un limite alla diffusione di lingua e cultura italiana nel mondo, che invece dovrebbe essere promossa dalle istituzioni nazionali e dalle reti radiotelevisive pubbliche.

Numerosi canali televisivi privati, che pure non beneficiano di alcun introito dal canone, non hanno simili limitazioni nella diffusione della loro programmazione via internet, pertanto si chiede perché la RAI deve limitare tale possibilità. Potrebbe utilizzare le proprie risorse a beneficio di una maggiore copertura piuttosto che per il pagamento di lauti compensi ad artisti e dirigenti.

Per questo si chiede il massimo impegno affinché siano visibili via internet gratuitamente TUTTE le produzioni nazionali all’estero e gran parte delle produzioni estere.

FIRMA LA PETIZIONE RAI


Link utili: Psicoterapeuta Vicenza