Riflessioni casuali presumibilmente razionali su esistenze in momenti e luoghi indefiniti.

Ammasso sequenziale di filosofia artigianale ruvida, farneticazioni psichedeliche e traslazioni di realizzazioni istintive.

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confini

Spesso individui razzisti o comunque conservatori e poco avvezzi al cambiamento e alle diversità – viste come avversità in quanto modificanti il loro ambiente tipico – definiscono disperati coloro che migrano, lontano dal luogo in cui sono nati o cresciuti, in cerca di una vita migliore.

Disperato è solo chi teme il cambiamento poiché non sa adattarsi anziché beneficiare da esso, mutare come cambiano la storia e la cultura, da sempre.

Il cambiamento sociale è un percorso inevitabile: lo si può rallentare ma non lo si potrà fermare poiché alcuni fattori, a cominciare da quello demografico, senza tralasciare quelli economico ed ambientale, sono mutevoli e causa di migrazioni. 

Chi non sa adattarsi non a caso è detto disadattato ed è il soggetto più debole della società – del resto Charles Darwin ricordava come non fossero gli esseri più forti a sopravvivere, bensì coloro i quali riuscissero ad adattarsi meglio alle condizioni naturalmente mutevoli alle quali andavano incontro.

Non si può considerare disadattato, invece, chi – pur tra mille difficoltà – ha il coraggio di abbracciare il cambiamento cercando una vita migliore, ovunque essa sia sia. Gli esseri umani non sono piante bensì sono esseri migranti per loro natura, spinti da curiosità e necessità e il pianeta che li ospita non ha confini, che sono una vergognosa costruzione della società.

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vittorie

A un tratto è plausibile chiedersi se e come qualcosa sia cambiato, e da quando.

Avere la consapevolezza delle mutazioni aiuta a comprendere lo stato delle cose e a prevedere cosa potrebbe accadere, proiettando le mutazioni, ferme restando le circostanze che le hanno generate.

Scrivere quotidianamente è un atto di liberazione dei propri pensieri. Fermarsi a riflettere su quale parola utilizzare, cambiarla, o non scriverla più raffina l’espressione di quello che serpeggia nella testa ma non trova sfogo, se non in qualche sogno, accadimento incontrollato e inconsapevole che però, subdolamente, lascia il segno sul tempo a venire.

Anche quando sembra che la strada da percorrere sia tanta, proseguendo senza guardarsi indietro ci si accorge che lo sforzo di consumare energie non pesa, ma diventa un’abitudine. E quando si realizza di aver superato la metà dell’opera che ci si era prefissati di realizzare, si può essere soddisfatti.

E’ bene tuttavia non fermarsi rallegrandosi, convinti che il compimento della seconda metà sia agevole come o anche più di quanto non sia stato quello della prima.

La convinzione gioca brutti scherzi, rallentando di fatto il ritmo con l’illusione che il percorso sia in discesa in virtù dell’esperienza acquisita, testimoniata dal raggiungimento del traguardo intermedio.

Dunque ignorare i propri risultati, a maggior ragione se solo parziali, aiuta a raggiungerne di nuovi con lo spirito di chi parte con entusiasmo, speranza e desiderio di ottenere qualcosa di straordinario.

L’incertezza spinge a dare di più, rispetto alla certezza, spesso errata, che tutto possa filare liscio.

Le migliori vittorie, del resto, sono quelle inaspettate.

Fonte: PostPlex

 

 

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artista

Il vero artista privilegia la creazione della sostanza, il replicante può ve(n)dere solo la forma. Ma anche chi vende può essere un artista in fondo, ma non di ciò che vende, come crede, ma di come lo vende.

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lavori

La stragrande maggioranza dei lavoratori ha problemi di salute mentale, ma non lo ammetteranno mai e si sentono offesi se qualcuno li fa pensare a questo.

Questa continua rincorsa al business, al denaro, alla crescita e le giornate lavorative che superano le 5-6 ore (più spesso il pendolarismo, la cattiva alimentazione, la mancanza di sonno, la mancanza di movimento, la mancanza di relax, la mancanza di vita sociale, la mancanza di tempo per imparare cose nuove, la mancanza di arte, la mancanza di meditazione, la mancanza di silenzio, ecc. sta trasformando anzi ha trasformato molti lavoratori in macchine. Ma le macchine sono stupide e quando gli umani diventano stupidi come loro, le macchine prevalgono su di essi.

Tra qualche anno, per fortuna, la maggior parte dei lavori di oggi saranno fatti dalle macchine, così gli umani avranno più tempo per godersi pienamente la vita, essendo disoccupati e incapaci di trovare un lavoro.

Molti lavori non saranno sufficienti a pagare il necessario per le necessità di base, quindi la gente giustamente li rifiuterà.

Inoltre, i lavori poco pagati saranno offerti ai giovani che sono più disposti a guadagnare meno e a lavorare di più, avendo anche meno spese delle persone più anziane (famiglia, salute, ecc.)

Questo porterà, si spera, ad un ridisegno del capitalismo, avendo milioni – o meglio miliardi – di persone escluse dai bisogni primari, spingendo per una società più giusta.

Si spera che la situazione porti a un nuovo modello socialista, dove le persone non sono uguali per legge perché ognuno ha il diritto di ottenere di più in base al valore prodotto per la società, ma la società stessa fornirà i mezzi per assicurare a tutti i bisogni fondamentali come la casa, il cibo e la salute.

Le risorse, sia economiche che naturali, sono disponibili per tutti, anche in caso di crescita della popolazione, innegabile.

È solo una questione di distribuzione. Attualmente, la loro distribuzione è altamente ingiusta, e questa situazione non può andare avanti così a lungo, con gli stati nazionali che difendono privilegi insopportabili di pochi individui egoisti contro una grande maggioranza di esseri umani che meritano pari opportunità.



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culture

Escludendo fatti irrilevanti o provati, l’essere umano colto cerca l’informazione. Quello intelligente invece la crea, conscio dei suoi limiti.

Brutta rogna la cultura: è una sudditanza verso schemi consolidati, a prescindere da popolarità, utilità, etica, che previene, sminuisce o nega punti di vista alternativi.
Dal revisionismo storico ai dubbi medico-scientifici, le culture dominanti impongono con violenza la loro supremazia, ridicolizzando i potenziali detrattori attraverso lo scherno dei loro seguaci.
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morali

L’essere umano tende a sviluppare dipendenze di vario tipo, che le si chiami abitudini, passioni o vizi.

Normalmente, ciascuno sceglie come impiegare/sprecare – o trascorrere, per essere politically correct – la propria vita come crede, e non si dovrebbero fare morali, nel bene o nel male, perché bene e male non esistono al di fuori della morale.
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storia

Non c’è nulla di più eterogeneo della “storia”. La storia non esiste, è solo una narrazione umana. E’ basata su fatti, ma come provarli, come attribuire cause e responsabilità correttamente, come interpretarli in un contesto più ampio di quello spesso preso in considerazione?

Sostenere affermazioni tipo “è storia, bisogna credere” è un’offesa all’intelletto umano che può bersi il dato spurio, ma non anche la sua interpretazione imposta sui libri di “storia” come in un atto dittatoriale che non tollera alcuna “revisione” (tant’è che in alcuni casi una riconsiderazione dei fatti è bandita per legge!)
Non pretendo che una persona creda a una storia, ma non mi si può negare di raccontarla. Lo si tollera con le fantasie religiose, perché fa paura quando riguarda vicende politiche più recenti?
Ciascuno deve essere libero di credere alla storia che preferisce in quanto la storia è politica. Narrazione e interpretazione sono atti che peccano di oggettività.

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inganno

A prescindere dal contesto, molti vuoti a perdere scelgono di vivere da schiavi e soffrono un’eterna frustrazione, sino alla tomba. Se  scovati dal loro schiavista nell’atto di sfogare la propria frustrazione, probabilmente saranno ulteriormente umiliati e puniti, o esclusi, indesiderati, segregati. Questo illogico sistema sociale di regge sul fatto che la disobbedienza sia proibita sin da tenera età, in ogni contesto.
Non si dica che il lavoro nobilita l’uomo (o la donna) perché è un inganno colossale, pari a “la guerra è pace” o “il lavoro rende liberi” che si sa a cosa sono associati. Gli esseri viventi non esistono per “lavorare”. Il concetto di dipendenza per sopravvivere è squallida una costruzione sociale.
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verità

Intelligenza e verità non sono mai assolute ma hanno bisogno di un punto di riferimento per diventare tali. 

Una persona realmente intelligente non ha mai certezze, tanto meno fondate su credenze o presupposizioni, né le vanta come verità assolute, ma è pronta ad accogliere qualsiasi verità, poiché non offende (nel senso che non causa dolore accettarla), visto che non sconfessa alcuna certezza.
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persona

La persona interna è l’anima. 

La persona esterna è il corpo.

Solo quando si interagisce intimamente, nel vero senso, le anime si sfiorano.

Altrimenti, a sfiorarsi, sono solo i corpi, rappresentando il nostro modo di rapportarci superficialmente. 

Il lavoro che ha lo scopo di produrre materialità di qualsiasi natura – anche immateriale – riguarda solo il corpo.

E’ raro che le anime si sfiorino. Non è difficile, ma a volerlo devono essere entrambe, e questo non è predeterminabile in quanto le anime, a differenza dei corpi, non sono in grado di comunicare direttamente fra di loro. Nè i corpi comunicano con le rispettive anime, ma si ignorano vicendevolmente. Quindi, anche nel momento in cui i corpi concordassero di sfiorarsi con le rispettive anime, non potrebbero mai farlo poiché l’anima delle stesse non sarebbe mai a conoscenza di tale volontà, né tantomeno le anime delle due persone potrebbero mai sapere che i loro corpi desiderano che le rispettive anime entrino in contatto.

Le anime a differenza dei corpi non comunicano, ma si aprono. Non scambiano conoscenza, ma creano uno spazio di contatto che rappresenta una nuova conoscenza, inedita per le stesse. 

I corpi sono fuori da questo gioco, che quando accade li travolge e li sovrasta. Diversamente, se non accade, sono i corpi a sovrastare e travolgere le anime.

I corpi possono vestirsi, spogliarsi, camuffarsi, recitare. Le anime mai, perché sono sempre nude dinanzi a loro stesse o alle altre anime che potrebbero incontrare. I corpi sono manifestazioni temporanee, mentre le anime sono eterne come l’universo. L’incremento della compresenza dei corpi che ospitano le anime, comporta la diminuzione dello spazio, dunque del tempo, nel quale i corpi potranno manifestarsi.

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lontananza

La lontananza nel tempo sfalda i migliori ricordi, sostituendoli con la nostalgia.
Restano piccoli stralci di quanto si è vissuto, sedimentandosi meglio di altri momenti. Non si sono mai potuti attualizzare. Solo dopo averli vissuti si può riconoscere il loro contributo alla nostra esistenza, che determina il nostro destino. 
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divisioni

Dividere per controllare nel lungo termine è deleterio. Garantire il potere dividendo la massa sottomessa indebolisce il senso di appartenenza della stessa, poiché, data la caoticità dei presupposti, genera variazioni identitarie imprevedibili che possono emergere e sfidare il potere di partenza, percepito come distinto e distante da una massa frammentata anziché coesa attorno a un’identità chiara coincidente con quella del potere.

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simulazione

La realtà è una simulazione della sua simulazione.
Quello che si crede di aver semplificato, si può dividere in tante piccole parti, ancora utili a qualcosa, o no, generando nuovamente una situazione tendente al caotico.
Chi spiega non pensa. Chi pensa non spiega. Spiegare costa, sottrae tempo al pensiero. Il tempo costa a chi ne dispone di una quantità definita, come ogni risorsa limitata.

wishes

Enjoy the Winter Solstice and sorry for not replying to copied/pasted messages wishing nonsense, as usual.

I deeply wish all of you to start thinking rather than believing.

Questioning and dismantling everything passively taken for granted is the best present ever you can do to yourself and your beloved ones.

As someone already noted some time ago, “the answer to the ultimate question of life, the universe and everything” seems to be 42

2+5 = 7 like colors, notes, days, continents and the infinite spectrum in-between them.


auguri

Godetevi il Solstizio d’Inverno e scusate per non aver risposto ai messaggi copiati/incollati che desiderano sciocchezze, come al solito.

Desidero profondamente che tutti voi cominciate a pensare piuttosto che a credere.

Mettere in discussione e smontare tutto ciò che passivamente si dà per scontato è il miglior regalo che possiate fare a voi stessi e ai vostri cari.

Come qualcuno ha già notato qualche tempo fa, “la risposta alla domanda finale della vita, dell’universo e di tutto quanto” sembra essere 42.

2+5 = 7 come i colori, le note, i giorni, i continenti e lo spettro infinito che li separa. 

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esistenza

Che vuoi che mi ricordi chi ero io dieci o vent’anni fa. Era impossibile determinare chi fossi allora, immaginiamolo adesso. Impossibile. Perché si cambia ogni giorno. 

Ogni giorno si è una persona diversa. Si mantiene il ricordo delle esperienze che sono sedimentate nel nostro modo di essere e che ci portano a vivere, liberamente. Eppure, tra tutte queste parole sono poche quelle davvero importanti: chi ero davvero io, chi lo ricorda? 

Non ricordo chi era il me stesso di ieri e oggi sono già un’altra persona e non sarò neppure la stessa domani, perché dopo la notte cambia sempre qualcosa. Il cervello crea nuove connessioni se glielo lasci fare, se lo ammaestri a crearle. E così ci si lascia sorprendere ogni giorno dalla novità, che poi è effimera, perché è tutto nella testa. 

Tutto quello che non pensiamo, non esiste. Tutto quello che non vediamo, non esiste. Quello che non sappiamo, non esiste. 

Il prima e il dopo non esistono. Il presente sfugge. Siamo una non-esistenza, come il piacere, effimero, fugage, che lascia la sua scia ma non è una scia di piacere ma di nostalgia, e porta con sè l’ebbrezza di quello che è stato, l’eco di un flash immediato, istantaneo, già svanito. 

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mozart

Mozart aveva un amplesso con le sue violiniste. 

Ogni volta che eseguivano un suo pezzo, era questo che voleva: far muovere le loro dita in un certo modo per far capire che lui era il capo, che lui le dirigeva attraverso le sue note ripetitive, gioviali, ma profonde. 

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realizzazioni

Ho tenerezza di chi, da giovane, studia.

Potevo essere io.  Avevo dimenticato quello che avevo appreso, che comprendeva dedizione, tempo, speranza. 

Si credeva che fosse tutto lì e che bisognasse dare di più per avere di più, invece non era così. 

Quelle ore sono nostalgiche, fanno pensare a qualcosa piacevole, che rassicura chi vuole arricchirsi di conoscenza, sperando di essere una persona migliore solo grazie alla conoscenza, senza mai aver realizzato nulla. 

Si è migliori quando si realizza qualcosa, non quando si conosce qualcosa senza realizzare nulla. 

Si è migliori quando si è consci di aver realizzato, non quando si realizza senza conoscere o quando si conosce senza realizzare.

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fuori

Il numero è un modo per distinguersi e per riconoscersi.

Erano tutti lì, fuori, e fuori dal mondo non si poteva capire. 

Ma loro erano ancora fuori, e non dovevano spiegare nulla. 

Chi sarebbe dovuto arrivare sarebbe arrivato alla sua ora e avrebbe capito che fuori non c’era nulla da spiegare, e dentro era già tutto chiaro. 

Da fuori non c’era proprio nulla da spiegare, anche se si ostinavano a credere che accodarsi a un numero li avrebbe fatti più belli o più ricchi o più colti, ma non avevano capito nulla, perché erano rimasti fuori da quel numero che avevano fatto solo ingigantire e più loro crescevano fuori, più il numero diventava grande, e loro non potevano capire quanto bello era dentro, loro che avevano lo spazio intorno, crescendo curiosi senza neppure capire di cosa. 

Sentivano l’interesse, l’attrazione, ma non capivano perché, perché da fuori non c’era proprio niente da capire, mentre dentro era tutto chiaro perché c’era, e sarebbe sempre stato chiaro anche quello che c’era fuori: un caos che non si poteva addomesticare, se non temporaneamente, perché era pura energia senza uno scopo alcuno, che si riproduceva senza uno scopo alcuno e loro continuavano a muoversi per darsi vita, per non fermarsi, nel cielo immobile. 

La neve, il ghiaccio, che scende leggero e frena gli entusiasmi finché poi non riparte forse a un certo punto.

 

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novità

E’ sicura, abbiamo sempre fatto così, perché così funziona.

Da tanto tempo, ci fidiamo.

Apre le gambe, non conosce il volto. 

Lascia solo toccare la parte inferiore del piede col palmo di due dita che volgono verso il suo seno. 

Così, da quando è arrivata, e da quando si fida, non è più cambiata, perché funziona e se funziona è unica, perché ogni cosa che funziona è unica. 

Non si può vivere senza blocchi, al di fuori di quello che funziona. 

La novità arriva sempre dopo la norma, e non aspetta.