Scusa se ti chiamo dittatore

Mario Draghi - Italia

Dopo aver spinto sostanzialmente i profitti dei principali banchieri europei, ai tempi della BCE, pare che abbia ripetuto il miracolo con quelli del settore farmaceutico, forzando insulse misure di ‘prevenzione’ e controllo sociale ben al di là di quanto fatto da altri Paesi anche solo nell’Unione Europea – senza scomodare il mappamondo.

Le conseguenze sono state fallimentari sul piano economico e non hanno dimostrato alcun beneficio su quello della prevenzione sanitaria, confrontando i numeri con quelli di Paesi meno severi. Ma il costo degli errori lo pagheranno altri.

In questi giorni si scopre che in Italia i carburanti costano circa il doppio che in Svizzera, dove gli stipendi sono circa il triplo che in Italia. Per giunta, questo accade in un Paese in cui i cittadini sono massicciamente schiavi dell’auto – e delle disgrazie che questo comporta – perché così vollero i padroni di FIAT & consociate e i petrolieri, loro compagni di merende, favorendo un costante ridimensionamento della rete di trasporto pubblico su rotaia in virtù di strade e autostrade, altra fonte di lauti guadagni, almeno in Italia – perché in altri Paesi europei il loro utilizzo costa meno o è del tutto gratuito.

In questo Eldorado di profitti, in questi giorni si fregano le mani anche i mai sazi signori della premiata industria bellica nostrana, sebbene in anni recenti abbiano già forgiato il metallo che ha squarciato il cuore di innocenti, inclusi tanti bambini in vari angoli del mondo. Lo Yemen, per citarne uno, che ha la sola sfortuna di non chiamarsi Ucraina e di non essere bombardato da Putin ma da un criminale che oltre a possedere un regno di sabbia, petrolio e bigottismo che porta il suo cognome, paga generosi compensi a un ex quaqquaraqquà del consiglio dei ministri della repubblica italiana, probabilmente in qualità di insegnante di inglese.

Davvero facile la vita, quando ci si ritrova al potere senza mai essere passati da un’elezione in vita propria. A pensarci bene Mussolini, Hitler, Saddam & soci avevano almeno avuto il garbo di candidarsi, almeno una volta, risultando eletti in seguito a un procedimento presumibilmente democratico, a prescindere dalle circostanze specifiche.

Invece, in Italia, non solo si può evitare di passare dalla porta, ma non ci si prende neppure la briga di passare dalla finestra. Praticamente la stanza dei bottoni gli è stata costruita intorno, su misura, ottenendo in cambio la garanzia di tenere in piedi la baracca affinché quel plotone di disperati che la occupa, per disgrazia della nazione, possa giungere comodamente a fine legislatura senza perdere un solo centesimo del lauto compenso riconosciuto mensilmente.

E’ così facile restare stabilmente ancorati al potere, quasi con fastidio, evitando di rispondere a qualunque domanda sgradita, perché non si deve giustificare niente a nessuno, anzi è come se si stesse facendo un favore al Paese e ai suoi cittadini che oltre al suo stipendio, pagano soprattutto il costo di imposizioni insulse e inique.

Il paradosso è che questa situazione la si chiama democrazia e ogni alternativa viene considerata pericolosa ed eversiva. In tale contesto ‘democratico’, chi è delegato a garantire l’accumulo di capitale può beneficiare di generosi fondi pubblici per diramare comunicati di propaganda, censurare media scomodi, controllare i cittadini, suggerire palinsesti, forzare filtri e adeguamenti di algoritmi sulle piattaforme di comunicazione, pena multe salatissime, e fingere che qualcosa cambi in superficie, affinché nulla cambi nella sostanza.

Praticamente, il voto è solo la facciata che nasconde un regime dirigista determinato da interessi esogeni alla competizione democratica. È una situazione ben peggiore di una monarchia, poiché non si conosce, e a malapena si presume, il volto di chi davvero comanda. I partiti, è ormai evidente a chiunque, sono solo un packaging elettorale temporaneo scaduto nel personal branding, dentro non c’è alcunché di rilevante se non l’opportunista di turno. I candidati e, fra loro, gli eletti, sono solo comparse di secondo piano, irrilevanti politicamente, che hanno solo lo scopo di distrarre l’elettorato con litigi futili, in un costante reality show che cambia emergenza a seconda dell’agenda di alto livello, internazionale (isis, covid, ucraina, etc.) o nazionale.

Il problema viene presentato con un framing costantemente fondato sulla paura, con lo scopo di terrorizzare la popolazione (terrorismo), associare il potere alla soluzione, gli invisi ai nemici, e neutralizzare ogni forma di dissenso, infiltrando guastatori per denigrarne gli scopi e polverizzandolo, per disperderne le forze (dividi et impera). Viene legittimamente da chiedersi se certe forme di dissenso non vengano preventivamente organizzate, per dare una parvenza di dibattito democratico, tenendole al contempo sotto controllo centralmente e distraendo la popolazione da altre opzioni.

La paura, anzi un costante ed evitabile stato di angoscia, mantenuto e rinnovato artificialmente tramite un quotidiano bombardamento mediatico ricamato ad arte, è lo stesso che avvicina i fedeli a una religione, per tenerli lontani dall’inferno. Ma l’inferno è solo la realtà modellata a favore di chi continua a parlarne.

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