Facebook Live Maps

Facebook Livemap: visualizing globalization through user-generated TV

Facebook Livemaps

keeps on packaging user-generated content to offer new product and create new potential advertising spaces. This time the news is called Facebook Livemap. No big announcements before revealing a collection of user-generated live broadcasts from all over the world. The fact that it is endless and unpredictable makes it addictive.

This format is something different than on-demand (think of Netflix), a concept that caused a lot of suffer to specialised traditional channels, not to mention the old generic traditional channels.

Traditional channels might get a space over there, maybe in the future they can also have the option to pay in order to gain prominent visibility, but they will always face competition of a potential army constituted by more than a billion users that can broadcast whatever they feel (or need), anytime, (almost) anywhere. Advertising is not interrupting the show, but is just “sustaining” it, or in the future it might be just the show. A different model, much less invasive and able to target users with unprecedented precision in the television industry.

Users can choose what and when the big brother can watch, but there is always a small brother hidden inside algorithms that knows what’s in the shadow, often more relevant for marketing than what’s publicly shown.

Geography is the channel and content is random. There could be a leak from a Bilderberg meeting, a pre-recorded footage, a real-time suicide, sex, cheating, violence, a baby that is just born, one who is dying, a natural disaster, a revolution, in involution, the biggest lie ever that will cause a revolution or just bullshit, most of the time – useful material for contemporary anthropologists. What’s the next show?

Google giornalismo

E’ Google il miglior giornalista 2013? La rete supera la fantasia, e la stampa

Google giornalismo

Hal Varian, Chief Economist di Google, ha ritirato il premio “E’ Giornalismo” 2013.

“Uno stimolo a cercare una strada che accomuni le esigenze dei nuovi mezzi di comunicazione a quelle del giornalismo più autentico”.

Con questa motivazione  la giuria del premio “È giornalismo” 2013 ha conferito il riconoscimento a Hal Varian, Chief Economist di Google, qualche giorno prima del 15esimo compleanno del motore di ricerca e qualche giorno dopo l’avvio del nuovo ambizioso algoritmo Hummingbird che nei prossimi mesi darà non poco filo da torcere agli esperti di SEO, ancora alle prese con le alchimie di Penguin.

Internet significa democrazia? McLuhan sosteneva che il medium fosse il messaggio. Ora il medium è anche l’autore.
Google – e più in generale la rete – a quanto pare ha portato democrazia nell’informazione, concretizzando un principio costituzionale valido in Italia (e in tante altre cosiddette ‘democrazie’), ma occorre cautela prima di attribuire un’accezione positiva al termine democrazia, soprattutto in riferimento a variabili chiave del giornalismo come la qualità, l’attendibilità e l’imparzialità della notizia.

Chi cerca qualità nell’informazione non la può trovare in un sistema dell’informazione che è il prodotto di una democrazia mistificata alla base attraverso l’informazione stessa.

Io la vedo così: il sistema nel suo complesso è un’iterazione i cui frutti saranno sempre artificialmente alterati in assenza di meccanismi di controllo qualitativo scevri da strutture legali (vedasi l’anacronistico ordine corporativo dei giornalisti) o economiche (vedasi i capitali investiti per dirottare lettori presso le proprie testate).

informazione

Notizie = Informazione – Comunicazione. (Fortunatamente) le fonti di informazione  appaiono sempre più il frutto della partecipazione collettiva di un crescente numero di lettori e autori, con sempre minori mediazioni se non dovute all’autorità della fonte (determinata da algoritmi e trucchi per aggirarli, piuttosto che da saccenti commentatori). I neologismi nati in rete (un tempo si sarebbe detto blogosfera ma oggi appare riduttivo, quasi desueto) vengono vulgarizzati nel giro di pochi tweet. Quelli nati sulla carta rischiano di rimanere lì. Non sono più i tempi del darsi all’ippica di Starace o dei goleador di Brera. La rete tra reti (letteralmente, internet), soprattutto grazie all’amplificazione data dalle piattaforme social, ormai integrate pressoché ovunque, è divenuta un marasma nel quale comunicazione e informazione, buone o cattive che siano, si mescolano inevitabilmente. Questo post non è una notizia (e mai potrebbe avere la pretesa di esserlo), ma un commento, eppure una volta indicizzato da un aggregatore, tanto più se postato su una testata giornalistica, appare come una notizia.

In rete siamo tutti giornalisti. Soprattutto fra blogger che si occupano di attualità, vale sempre più il detto: “siamo tutti giornalisti!”, ma in tale campo i veri professionisti continueranno a distinguersi da mediocri e troll iscritti all’ordine solo grazie alla qualità dei loro coraggiosi e difficili approfondimenti, inchieste, dossier (e non dossieraggi, sia chiaro). A mio modesto vedere, i giornalisti professionisti potrebbero essere definiti degli abili (e rapidi) storici contemporanei e gli storici contemporanei a loro volta potrebbero anche essere definiti abili e rapidi geografi umani.

notizieDistinguere l’informazione dal resto spetta al lettore. Anche grazie all’amplificazione di aggregatori customizzabili (come il defunto Google Reader) o precustomizzati (come il sempreverde Google News) i cui contenuti variano a seconda delle scelte pregresse dell’utente – i cookies hanno eroso spazio vitale agli analisti di mercato – quel che resta al di fuori delle poche, valenti “notizie” sulla stampa è costituito da comunicati, opinioni, chiacchericcio, mistificazioni, dossieraggi, vanità, fuffa, gossip e affini, e pubblicità anche velata da content marketing (=markette). Pur essendo stilosi e riportando in calce la firma di un giornalista professionista, che sia sopravvalutato o, come spesso accade, sottopagato (= manovalanza intellettuale), tali tipologie di contenuti non dovrebbero avere alcuna dignità di essere definite giornalismo, neppure dilettante. Eppure compaiono regolarmente, in massa, fra le notizie, oscurando la qualità sempre più difficile da digerire da parte di un’utenza drogata dal sensazionalismo e in cerca di una fruizione caratterizzata da rapidità, superficialità, customizzazione e  lotta  contro una pubblicità sempre più invadente e noiosa.

Sequenzialità vs. caos. Quello che oggi, nell’ambito dell’informazione, probabilmente spaventa di più, è il venir meno della regia palese (vera o verosimile che sia) che un tempo selezionava e/o produceva e ordinava sequenzialmente le informazioni trasformandole in notizie. In assenza di tale guida, le notizie appaiono spurie, degradate a informazioni, mistificate, ripetute, ridondanti, passate di mano, riprese, cancellate. non ci sono più direzioni chiare, ma confuse, in seguito alla sovrapposizione di più regie temporanee, con gradi di autorità estremamente variabili anche in breve tempo (il real-time marketing applicato all’informazione che in casi di fail può causare più danni economici in un giorno di una cattiva gestione operata per anni, vedasi il caso #boicottabarilla ad esempio).

caosForse, in questo caos, diventeremo pazzi (cit. Andrea Aufieri, grande amico e ottimo giornalista, dal cui commento Facebook è partito lo spunto per questo post), ma prima di internet credo che ci fosse stata eccessiva ingenuità nel riporre fiducia in fonti di informazione gravemente alterate da regie palesi, il più delle volte agli ordini di poteri neppure troppo occulti. In Italia stampa di chiesa e/o di partito, Rai politicizzata e berlusconismo insegnano, ma molti continuano a fingere di non aver appreso la lezione.

Google Databoard

The continuing r-evolution of Google services/tools and its benefits for the marketing industry: Think Insights & Databoard

Google Databoard

Marketing paid services are struggling against the fact that Google offers the same tools at no cost. From analytical tools to tag management, from videoconferences to market researches, Google is offering to business a wide range of fundamental marketing (and web marketing) tools and services that improve day by day.

For example, Google Tag Manager has been launched silently in October 2012 and “is now (July 2013) serving twice the amount of traffic it was in April 2013”. At the same time, Google is planning to standardise one of GTM’s core features, the Data Layer, through a specific “Customer Experience Digital Data Community” Group born on the W3C site (source: Analytics Blog).

Whilst Google is closing down many services (among the others Wave, Buzz, Reader, Latitude) or reshaping functions and integrating tools – for example website optimizer integrated into Google Analytics, GA Conversions Goals can be imported into Adwords, Adwords remarketing lists can be done through GA and G+ gaining centrality on all aspects, from being considered a top SEO ranking factor to pushing communication through Hangouts – it keeps on launching new services whose strengths are: cool, free, easy, accessible.

A recent site that worth a visit, mostly by marketers and communicators, is Think Insights, a collection of market research for many industries. Among cool examples here’s a Japan-based English language school whose classroom are made through Google Hangouts.

It includes also the Databoard, that “lets you explore insights from Google research studies, share them with others, and create your own custom infographics”. Unfortunately at the moment data are available only for the US.

Through Databoard, as an example, I’ve made for you an infographic showing key facts about use of smartphones in the US (2013). It’s time for you to build your own infographic!

 

 

ALtavista UI

July 2013: goodbye Altavista and Google Reader

ALtavista UI

One of the first Altavista UI.

After 14 years, starting from 8th July, the search engine Altavista will be redirected to its current owner Yahoo!.

Altavista used to be the top search engine in many countries until Google took over in 2001.

SE market nowadays is a restricted oligopoly in comparison with the peak of variety between 90s and 2000s but, inside the few ruling brands (Google, Yahoo!, Bing) social media users can gain an important influence for site rankings, based on reputation (something that doesn’t necessarily mean popularity: Panda rulez).

How many people use Google as entry point for other services like Wikipedia, Tripadvisor, Hotels or Bookings.com or your best recipe’s portal? Search engines have been loosing power on many fields but they still work as an entry point: they became a browser rather than a service (and Google Chrome was a great intuition on that sense… it’s weird to think of a Chrome user setting up Bing as standard search engine).

In the same month, another well known and quite popular service, this time in the Google family, closed down: Google Reader. Apparently it wasn’t as much profitable as Google expected but, IMHO, its closure is a move by Google towards big publishers that want to impose their paid channels rather than letting users choice their best blogs.
Google has launched Currents, an app to subscribe and read popular newspapers/magazines (webzine sounds too old nowadays that press became online-based). Other services, similar to Google Reader, are chasing the empty arena, starting from Feedly that took the highest share of users.

Someone still defending printed press risks to jump to a digital stage where feed readers are obsolete.

To find out more about destiny of old search engines read this interesting post by Dennis Sullivan on Search Engine Watch.