EU GDPR e fotografia di strada

Salviamo la Fotografia di Strada dal GDPR dell’UE!

Il GDPR (General Data Protection Regulation), entrato in vigore il 25 maggio 2018, può rappresentare la fine della street photography. La tua immagine da sogno di quella ragazza nel campo di girasoli è una “raccolta e condivisione di dati personali ” agli occhi di un responsabile della protezione dei dati e degli euroburocrati. Molti elementi della tua foto sono dati personali: il suo viso, la posizione, l’ora e la data e tutto ciò che è legato alla sua identità.

La conseguenza legale: devi fornire una sorta di giustificazione per scattare quella foto e per metterla sul tuo hard disk o – peggio – per condividerlo su Instagram o altrove. Se sei un professionista, hai una liberatoria per il modello. Se sei solo un amico, la foto è fuori dal campo di applicazione del GDPR (si tratta di “attività personali o domestiche”). Ma un appassionato di fotografia siede a disagio a metà del guado.

La #fotografia di strada diventa soprattutto un incubo legale. Non puoi ottenere il consenso prima di scattare perché questo di solito distruggerebbe il momento. Secondo la nuova legge europea sulla protezione dei dati, non ti è permesso di richiederlo dopo. Se sei il fotografo di un evento, potresti obiettare che fotografare i visitatori in una conferenza è “necessario ai fini degli interessi legittimi” (articolo 6 lettera f del GDPR). Non hai bisogno di consenso quindi, ma ci sono sempre dei rischi.

Puoi scattare un elegante uomo d’affari per la strada? Non più. E certamente non puoi farlo quando un bambino è nella tua foto.

Certo, prima c’erano le leggi per la fotografia. La Germania ha una legge per la fotografia che risale al 1907 (!), Quando il Bundesrepublik era ancora un “Kaiserreich”: il Kunsturhebergesetz. Potresti essere condannato se hai diffuso immagini di persone senza il loro consenso. È una reazione ai primi paparazzi del mondo: due fotografi avevano scattato una foto al defunto Otto von Bismarck sul letto di morte.

Nel corso degli anni, i nostri tribunali hanno trovato un equilibrio accettabile tra i diritti alla privacy e la libertà di fotografia. Molto recentemente, la Corte costituzionale tedesca ha anche stabilito che la fotografia di strada è protetta dalla costituzione perché è “arte”!

Quel giusto equilibrio ora è a rischio con il GDPR. La natura di un regolamento dell’UE è brutale e implacabile (come molte delle castronerie che piovono dalle stanze del potere burocratico): queste leggi entrano in vigore in tutti i paesi e i tribunali devono ignorare tutte le leggi nazionali che contravvengono.

millenium bridge, london, uk

C’è qualche speranza però: alcuni avvocati sostengono che la buona vecchia legge del 1907 persiste nonostante il GDPR. Citano l’arte. 85, una disposizione che tratta “Elaborazione e libertà di espressione e informazione”. In sostanza, si chiede agli Stati membri “di conciliare il diritto alla protezione dei dati personali ai sensi del presente regolamento con il diritto alla libertà di espressione e di informazione”, anche per “espressione artistica”, leggi fotografia di strada.

La situazione attuale è tragica: la Germania dovrebbe accogliere la fotografia di strada. Anche se potrebbe non essere il luogo di nascita della fotografia di strada, almeno un tedesco ha sviluppato lo strumento per alcuni dei più famosi fotografi: le fotocamere Leica!

L’UE ha tradizionalmente avuto un ruolo nella protezione dei dati. Non c’è da stupirsi che sia stato un tedesco dei Verdi a spingere per il GDPR…

Non una sorpresa considerando che la Germania non consente nemmeno le utilissime riprese di Google Street View , a differenza di altri paesi. Manteniamo i privacy-freaks lontani dal processo decisionale. La loro ossessione per la privacy sta uccidendo l’arte e la libertà di espressione e di affari.

E’ urgente avviare una campagna di disobbedienza civile contro le mostruose regolamentazioni e la burocrazia dell’UE che stanno colpendo, in particolare, cittadini, professionisti e piccole e medie imprese, ora gravate da costi e procedure supplementari con rischi di multe milionarie. Nessuno ha mai sentito il bisogno di applicare tali regole alla foto di strada, quindi ora c’è una petizione per chiedere una sanatoria a queste regole da matti imposte a tutti i cittadini europei.

Petizione per chiedere riforma del voto degli italiani estero

Petizione per chiedere la riforma del sistema elettorale per gli italiani all’estero

Il voto per gli italiani all’estero rappresenta una grande conquista democratica per un numero consistente di cittadini italiani, crescente a ritmi elevati di anno in anno (114.000 italiani trasferiti all’estero nel solo 2016).

Tuttavia, la modalità di svolgimento elettorale ha in più casi messo in discussione i princìpi costituzionali secondo cui il voto deve essere personale, uguale, libero e segreto.

Quali sono le problematiche rilevate nel voto degli italiani all’estero?

Il voto per posta ha messo in luce numerose falle del sistema che hanno causato frequenti brogli, testimoniati da numerose inchieste giornalistiche negli anni. Qui un elenco non esaustivo:

plichi elettorali giunti incompleti (schede doppie o mancanti, etc.)
elenchi elettorali non aggiornati (sono presenti anche soggetti defunti)
plichi consegnati in ritardo, oltre il termine utile per votare
plichi sottratti dai cosiddetti “cacciatori di plichi” che li rivendono a candidati senza scrupoli
schede false, riprodotte da tipografie in possesso dei files originali
difficoltà per i cittadini di interfacciarsi con i Consolati per richiedere un nuovo plico in caso di consegna non effettuata o contenuto alterato
plichi contenenti materiale di propaganda elettorale o altro
materiale elettorale redatto esclusivamente in lingua italiana, tanto nel plico quanto sui siti dei Consolati, nonostante una componente importante di italiani all’estero non parla correntemente l’italiano
gravi noncuranze e irregolarità osservate da numerosi testimoni nella fase di spoglio
Cosa si chiede pertanto con questa petizione?

Si chiede urgentemente di modificare il sistema di voto degli italiani all’estero, affinché consenta a tutti di esercitare il proprio diritto e sia effettivamente rappresentativo della volontà popolare.

Quali sono le proposte di miglioramento che possono essere messe in atto?

inversione del sistema di voto, come accade in altri Paesi o, per l’Italia, in occasione del voto per i Comites: i cittadini che vogliono votare fanno preventivamente richiesta ai Consolati (anche online) e riceveranno il plico al loro indirizzo di residenza estero. Darebbe modo di votare solo a chi è realmente interessato.
voto online, con carta di identità elettronica, come accade in numerosi Paesi. Risulta più rapido, meno costoso e più sicuro, oltre a consentire, grazie al sistema di riconoscimento digitale, l’accesso a numerosi servizi offerti dai Consolati ad oggi con notevoli ritardi e difficoltà.
voto presso le sedi consolari, per lo meno limitato ai cittadini che risiedono entro una certa distanza dalle stesse sedi: eviterebbe l’invio dei plichi postali, limitati a chi risiede lontano (in tal caso si può utilizzare una raccomandata). Ridurrebbe i costi e aumenterebbe la sicurezza.
accordi con enti locali stranieri, per consentire di votare in ambienti pubblici con possibilità di riconoscimento da parte di pubblici ufficiali locali.
ulteriori metodi individuati attraverso le buone pratiche di altri Paesi.
Cosa faremo con i dati di questa petizione?

Li sottoporremo ai portavoce eletti in Parlamento affinché possano dare maggiore forza a un’iniziativa politica volta a migliorare il sistema di voto all’estero.
Un numero elevato di sottoscrittori servirà a sensibilizzare l’opinione pubblica.
Eventualmente, i risultati serviranno a dare maggiore forza a una Petizione al Parlamento Europeo intrapresa da candidati ed elettori italiani.

FIRMA LA PETIZIONE

Petizione su abolizione caselli autostradali

Petizione per abolizione caselli autostradali e introduzione del bollino elettronico

 

Lungo la rete autostradale italiana sono frequenti code ai caselli e incolonnamenti a causa del pagamento del pedaggio.

I caselli sono spesso inadeguati a servire i flussi di traffico in tempi ragionevoli, inoltre non sono attrezzati per riscuotere il pagamento in modalità differenti, laddove non consentono di pagare con carte bancarie ma solo in contanti.

Talvolta a fronte di un pagamento irrisorio (ad es. 1 euro) si creano fortissimi disagi al traffico che rischiano di causare ritardi in operazioni di soccorso, tamponamenti, danni all’economia per via di ritardi cronici da parte di lavoratori pendolari costretti all’uso del mezzo privato in assenza di una rete di trasporto pubblico adeguata, efficace ed efficiente.

La frammentazione della rete autostradale italiana andrebbe superata, quanto meno nella fase di raccolta del pedaggio i cui tratti sono gestiti da numerose aziende concessionarie (record europeo) di cui la maggior parte è a maggioranza privata (il 76% della rete nel 2017 ha generato lauti profitti prevalentemente per privati).

Inoltre, di anno in anno, i vari Governi hanno consentito ai concessionari di incrementare il pedaggio autostradale.

Quest’anno (2018) la Befana ha portato due regali alle concessionarie. Il solito “robusto” aumento dei pedaggi e la modifica del nuovo codice degli appalti. I concessionari dicono che “gli aumenti non dipendono da loro ma da direttive nazionali”, per il governo dipendono dal piano d’investimento delle concessionarie. Sta di fatto che ogni anno crescono i pedaggi nella giungla tariffaria delle 27 concessionarie italiane (record europeo per numero di gestori). Con il primo gennaio spiccano gli aumenti del 53% della Aosta-Morgex, della Milano Serravalle con +13,9%. La concessionaria, proprietaria della costruenda Pedemontana, deve sostenerne la situazione pre-fallimentare evidenziata dal tribunale di Milano. (…) Grazie al trasporto pubblico locale peggiore d’Europa, i forzati dell’automobile (oltre l’80% del totale dei pendolari) non hanno scampo: debbono usare e pagare le salate autostrade.
(tratto da articolo di Dario Ballotta su Il Fatto Quotidiano, 2 gennaio 2018).

Nonostante i 2/3 della rete italiana siano vecchi e già ammortizzati, i 27 concessionari possono contare su continui aumenti della produttività e sulla riduzione dei costi derivanti dall’automazione (come in questo caso), dalla riduzione degli addetti del settore, dalle esternalizzazioni di attività, da piani fantasma d’investimento che sono ai minimi storici. Nel 2018 si spenderanno 800 milioni di euro quando erano previsti (fonte Aiscat) 2,4miliardi. Tutti i parametri economici positivi, compresa l’incredibile crescita del traffico, anche grazie alla pessima condizione delle strade italiane, ha consentito ai monopoli autostradali di beneficiare di lauti extraprofitti. Eppure gestire un’autostrada in concessione pagata dallo Stato o dai ricavi dei pedaggi è attività semplice e, quel che più conta, senza rischi imprenditoriali.
Tutte le estensioni di rete sono state finanziate a debito e i debiti ripagati con i pedaggi. Inoltre attraverso le proroghe delle concessioni si perpetuano le rendite per le società concessionarie facendo sì che gli investimenti vengano pagati due volte dai cittadini. ”
(tratto da articolo di Dario Ballotta su Il Fatto Quotidiano, 8 aprile 2018).

Piccola nota ironica: il tratto Napoli-Pompei-Salerno. uno dei peggiori in assoluto in fatto di traffico e rallentamenti, caratterizzato da epiche code ai caselli a causa dei micropedaggi, è gestito in regime di proroga dalla Società Concessionaria Autostrade Meridionali il cui acronimo è SCAM che in inglese significa truffa.

 

SOLUZIONE

Per quanto esposto, si chiede che, al pari di quanto già in atto in altri Paesi europei (Austria, Svizzera, Slovenia, Ungheria, Romania, etc.) anche in Italia sia introdotto un BOLLINO elettronico olografico di validità annuale, da apporre sull’autoveicolo, valido per l’attraversamento di tutta la rete autostradale.

Ricevuta di pagamento – Il bollino, all’atto di vendita, sarà accompagnato da un documento che prova la transazione, da conservare nell’autoveicolo assieme agli altri documenti di viaggio. Tale ricevuta sarà necessaria per la richiesta di un duplicato che annullerà il precedente.

Dove acquistarlo – Il bollino sarà acquistabile online tramite il sito della società Autostrade per l’Italia o presso ricevitorie telematiche del lotto, tabaccai o altre attività commerciali simili, oltre che all’ingresso di alcune autostrade e presso alcune stazioni di servizio.

Validità – La validità del bollino sarà pari a un anno solare. Il bollino vale esclusivamente per un autoveicolo o motoveicolo, infatti ad ogni bollino (che ha un codice alfanumerico) corrisponde esclusivamente un mezzo identificato con la targa automobilistica. Questo perché se disponibile in formati più brevi potrebbe scoraggiare l’utilizzo di autostrade in favore di strade di rango inferiore, solitamente urbanizzate.

Costo – Il costo del bollino dovrà essere in linea con quello di altri Paesi europei e varierà al ribasso a seconda del mese di acquisto, avvicinandosi alla fine dell’anno (comunque non sarà inferiore al 50% del costo totale). Si propone di partire con una tariffazione annuale di 90 euro. Il costo varia a seconda del mezzo (es. motoveicolo, autoveicolo, autotreno, etc.)

Multe per assenza di bollino – In assenza di bollino, il proprietario dell’auto risultante dalla targa riceverà multe pari a un importo che va da 10 a 100 volte il costo intero del bollino annuale.

In caso di difetto o perdita del bollino – In caso di difetto del bollino sarà possibile chiedere un nuovo bollino pagando un corrispettivo di emissione pari al 10% dell’intero costo annuale. Provando il pagamento (targa e numero del bollino) sarà possibile cancellare l’eventuale multa ricevuta. L’emissione di un nuovo bollino annullerà il precedente.

Redistribuzione corrispettivi – La redistribuzione dei corrispettivi agli enti gestori sarà fatta principalmente in base ai volumi di traffico e ad altri fattori che saranno individuati di concerto con il Ministero dei Trasporti. Tuttavia sarebbe auspicabile che si giunga a un concessionario unico per l’intera rete.

 

RISULTATI

Con questa soluzione, si potranno eliminare del tutto i caselli autostradali e le conseguenti code che causano i gravissimi disagi menzionati in premessa. Anche il sistema Telepass sarà abolito non essendo più necessario con la presenza del bollino elettronico. Questa soluzione, inoltre, comporterà notevoli risparmi per via della riduzione del personale ai caselli e del sistema di riscossione che sarà interamente informatizzato.

FIRMA LA PETIZIONE AUTOSTRADE 

Petizione contro oscuramento RAI all'estero

Petizione contro oscuramento dei programmi RAI TV all’estero

Numerosi programmi trasmessi dai canali della RAI in Italia vengono regolarmente oscurati all’estero per coloro i quali vogliano vederli attraverso internet.

Nonostante il pagamento di un canone annuale e una generosa raccolta pubblicitaria, la TV pubblica italiana nega a milioni di italiani all’estero la possibilità di vedere la programmazione tramite internet.

Questo fatto oltre che essere un freno alla possibilità per i nostri connazionali all’estero di sentirsi vicini al proprio Paese, rappresenta anche un limite alla diffusione di lingua e cultura italiana nel mondo, che invece dovrebbe essere promossa dalle istituzioni nazionali e dalle reti radiotelevisive pubbliche.

Numerosi canali televisivi privati, che pure non beneficiano di alcun introito dal canone, non hanno simili limitazioni nella diffusione della loro programmazione via internet, pertanto si chiede perché la RAI deve limitare tale possibilità. Potrebbe utilizzare le proprie risorse a beneficio di una maggiore copertura piuttosto che per il pagamento di lauti compensi ad artisti e dirigenti.

Per questo si chiede il massimo impegno affinché siano visibili via internet gratuitamente TUTTE le produzioni nazionali all’estero e gran parte delle produzioni estere.

FIRMA LA PETIZIONE RAI

Italia a 5 Stelle

Considerazioni sul voto estero, il meritato successo del M5S, e un ringraziamento

Il 5 marzo 2018, l’Italia si è svegliata a 5 stelle. Il Movimento 5 Stelle ha con merito vinto le elezioni. Questo è frutto di un’evoluzione che ha portato il M5S a essere la forza politica più autorevole per il governo del Paese.

E’ stata una vittoria straordinaria anche in considerazione del fatto che il M5S aveva quasi tutto il sistema d’informazione contro.

Risultati nazionali e confronto con il 2013

Risultati nazionali e confronto con il 2013

 

Mappa delle circoscrizioni in cui il M5S è la prima forza politica nel 2018. Nelle altre è seconda.

Il famigerato carro del vincitore

Subito dopo il voto, numerosi cittadini si sono avvicinati al M5S, la forza politica che molti sino a pochi giorni prima snobbavano. Salire sul carro del vincitore è stato sempre il vero sport nazionale, in Italia. Ma, come si dice, meglio tardi che mai. Quello che rammarica è che si dovrebbe credere in un progetto “nella buona e nella cattiva sorte”, non solo quando tutto va bene. Probabilmente gli ultimi arrivati saranno anche gli ultimi ad abbandonare il carro nei momenti di difficoltà, che inevitabilmente arriveranno, perché la vita è sempre fatta di alti e bassi.

Trovo giusto essere critici — personalmente, lo sono sempre stato — ma trovo anche meritorio essere lungimiranti, sognatori, coraggiosi, piuttosto che moderati, tentennanti, eternamente in attesa di sviluppi che, per loro natura, in politica come nella vita, non smetteranno mai di accadere. Ho partecipato al primo MeetUp di Lecce nel ‘lontano’ 2006, ben 12 anni fa. Sembrava impossibile tutto questo, sembrava impossibile anche solo pensare di avere un rappresentante in Parlamento, invece c’è chi guardava più lontano e già immaginava di cambiare non solo gli equilibri elettorali, ma la società e le sue sorti, attraverso un progetto che ha sorpreso tutti, non solo in Italia, del quale oggi possiamo solo essere orgogliosi.

Non si dovrebbe votare M5S per partito preso o (solo) perché le alternative non piacciono, ma perché ha un programma di governo straordinario, che invito tutti a scoprire per farsi un’idea. Sarà ovviamente legittimo non condividere i punti del programma, ma è giusto farlo dopo averne preso conoscenza.

Come funziona il ‘reddito di cittadinanza’ del M5S

Alcune considerazioni sulla mia esperienza elettorale

Ero candidato del M5S alla Camera dei Deputati nella ripartizione Europa. Non credo di risultare fra gli eletti. Ancora non ho la certezza matematica perché purtroppo ancora oggi le operazioni di scrutinio per la ripartizione Europa sono ferme, probabilmente a causa dei numerosi episodi di brogli segnalati da più parti, e non è dato di conoscere quando saranno concluse. Al momento mancano all’appello circa 50 sezioni corrispondenti a oltre 27.000 potenziali voti quindi ancora l’esito può variare anche se a questo punto il verdetto appare chiaro.

Nonostante l’ottimo risultato, per via della legge elettorale, il M5S ha conquistato solo un seggio dei 18 disponibili nella ripartizione estero, alla Camera in Europa, come cinque anni fa, quando venne eletto un deputato che dopo appena un anno lasciò il M5S passando al gruppo misto e poi al PD (oggi è stato ricandidato ma a quanto pare non ce la farà per poco).Al momento ho 6000 preferenze e sono primo in alcuni Paesi fra cui il Belgio dove risiedo. E’ un ottimo risultato considerando che ho condotto questa campagna elettorale da solo, con l’aiuto di amici, con pochissime risorse.

Al momento ho poco più di 6000 preferenze e sono primo in alcuni Paesi fra cui il Belgio, dove risiedo. E’ un ottimo risultato considerando che ho condotto questa campagna elettorale da solo, con l’aiuto di amici, con pochissime risorse.

Ranking finale in Belgio

 Il dato complessivo è il seguente:

Ranking parziale, Camera / Europa

Personalmente, sono felice per almeno tre motivi:

  1. Il M5S è cresciuto tantissimo anche all’estero — in Europa dal 13% al 24% in 5 anni ossia l’11%, addirittura più che in Italia dove la crescita è stata del 7% — ma non abbastanza da diventare la prima forza (vedi paragrafo successivo sulle possibili ragioni). Sono felice di aver contribuito, nel mio piccolo, a questo successo, solo grazie a molti di voi che mi avete dato la preferenza da ogni angolo d’Europa, a cominciare dalla ‘mia’ Bruxelles.
  2. Alla Camera in Europa sono in testa due ragazze, Elisa Siragusa, la probabile eletta, seguita a poca distanza da Elena Ghizzo. Erano le uniche donne in lista, entrambe molto in gamba (la prima lavora in ambito statistico, la seconda si occupa di diritti umani). Per alcuni sarà stata una sorpresa. Gli elettori hanno privilegiato anche la parità di genere nell’esprimere il voto, ma a prescindere dalle ragioni, oltre al fatto che si sono impegnate per tutto il gruppo, l’una o l’altra (lo sapremo a breve) sarà una validissima rappresentante non solo per la ripartizione Europa, ma per tutti gli italiani all’estero. Peraltro il M5S, così come nel 2013, si conferma la forza politica con la più alta percentuale di donne elette, il 35%.
  3. Per me è stata una fantastica esperienza. Intensa, forse l’attività più intensa e totalizzante mai svolta nella mia vita, ma ricca di learning points. Ho incontrato e parlato con centinaia anzi migliaia di persone e ringrazio di cuore tutti, da chi mi ha sostenuto alle Parlamentarie a chi lo ha fatto in questa campagna elettorale, disinteressatamente. Ringrazio anche chi pur non avendomi sostenuto ha offerto interessanti spunti di confronto su tantissimi temi. Ho raccolto foto, video e articoli di questa campagna sul sito personale paolomargari.it/video

Analisi sul voto del Movimento 5 Stelle all’estero

– Il M5S è cresciuto tanto anche all’estero, più che in Italia, trascinato dall’ottimo lavoro della passata legislatura e da un’incisiva campagna elettorale nazionale (seguita anche all’estero tramite i canali italiani).

Tuttavia, il sistema elettorale estero punta a favorire i primi partiti per ogni ripartizione delle quattro. Anche se siamo cresciuti da 95k voti (9.7%) a 188k (17.5%) il risultato non è cambiato: su 18 seggi ci è spettato solo uno. In effetti il PD con appena il 50% in più dei nostri voti ha guadagnato il quintuplo dei seggi. La lista +Europa con appena il 30% dei nostri voti ha guadagnato lo stesso numero di seggi.

Riepilogo complessivo del voto estero (2018)

Riepilogo complessivo del voto estero (2018)

Il risultato al momento ancora parziale per la ripartizione Europa (Camera dei Deputati)

– cinque anni fa il M5S all’estero era quasi del tutto sconosciuto, presentandosi per la prima volta a una competizione nazionale (le campagne locali non hanno una grande eco all’estero).

– il PD beneficia di una rete territoriale presente (solo in Belgio credo che abbia 8 circoli territoriali locali e un segretariato nazionale), rafforzata da storici legami con sindacati, patronati, partiti locali, europarlamentari+staff di lungo corso e associazioni che hanno presenze importanti anche nei Comites. Queste realtà dispongono di mailing list e organizzano frequenti incontri territoriali con gli iscritti, oltre a campagne di propaganda cartacea partite già mesi addietro, mentre il M5S oltre a non avere legami con alcuna di queste organizzazioni, ha fatto partire la campagna elettorale estera a fine gennaio, dopo i risultati delle Parlamentarie.

– brogli: non dimentichiamo la possibilità che accadano (come testimoniato da numerose inchieste giornalistiche, ultima quella de Le Iene, e si spera presto anche giudiziarie). Ho raccolto numerose segnalazioni in un post.

– assenza di una campagna incisiva all’estero per mancanza di risorse. Lo staff del M5S ci è stato vicino, ma con risorse molto limitate anche perché la campagna in Italia è stata totalizzante.

– il peso dei candidati è stato importante ma non straordinario nel senso che il rapporto fra numero di preferenze e numero di voti presi dalla lista alla Camera in Europa è stato del 35%. Nel 2013 era del 72%. Il totale di preferenze prese alla Camera supera di 9000 quelle del Senato. I candidati della Camera sono stati più presenti soprattutto online (oltre ad essere numericamente il doppio). Molte delle preferenze sono dovute a fattori fra i più disparati come luogo o data di nascita, genere (si veda la differenza fra Camera e Senato a tal proposito), posizione in lista, etc.

– in totale hanno votato appena il 29% degli aventi diritto, molti nostri potenziali elettori non hanno ricevuto la scheda (parte di queste schede probabilmente sono state sottratte e votate per altre forze politiche, come noto attraverso le inchieste giornalistiche de Le Iene) quindi il dato risultante è parziale. Se potessimo informare di più e meglio gli elettori italiani all’estero, e se costoro fossero in grado di esprimere il voto in modo libero e trasparente, evitando brogli, probabilmente il risultato finale sarebbe differente. Il PD prenderebbe comunque il suo zoccolo duro, rilevante in alcuni paesi con lunga tradizione di emigrazione quindi forte presenza di patronati et al. ma il M5S vedrebbe in proporzione un consenso più alto, già rilevato in Paesi in cui il PD non ha legami col territorio.

GRAZIE!

___________________

Alcuni interventi

RADIO

ARTICOLI

TV / EVENTI